martedì 17 febbraio 2015

Una facile integrazione


Salve a tutti, oggi vorrei parlarvi di come lo sport, a mio parere, sia un facile strumento di integrazione tra i diversi gruppi etnici che regnano l'intero globo terrestre.
Mi capita spesso di vedere squadre di qualunque sport all'interno delle quali convivono in modo del tutto pacifico e naturale ragazzi e ragazze, bambini e bambine appartenenti a differenti gruppi etnici. A mio parere i bambini riescono meglio degli adulti ad andare oltre il colore della pelle, oltre la cultura, oltre la religione e oltre le abitudini di bambini come loro che solo provengono da un paese diverso e parlano un altra lingua.

I bambini riescono a vedere nel ALTRO, una persona, una persona come loro, con due occhi, un naso e una bocca e non uno straniero pericoloso e minaccioso.  
I nostri piccoli uomini vivendo a contatto con persone di altre etnie non solo imparano ad accettarli per come sono e non per quello che l'apparenza trasmette, ma hanno la possibilità di conoscere nuove culture e nuovi modi di vedere e vivere il mondo, contribuendo così ad ampliare il loro panorama culturale di riferimento. Imparando ad accettare la diversità etnica il bambino sarà, forse, in grado di accettare poi qualunque forma di diversità, anche la sua. Questo, secondo il mio modesto parere, potrà forse condurre il futuro adolescente ed adulto a vedere la differenza etnica non sempre come una minaccia, ma come una opportunità da sfruttare e coltivare. 
Forse la mia è una visione un po' ottimistica e utopica, ma ritengo che il potere dello sport sia immenso.


Credit Immagine: http://www.bambini-06.com/wordpress/baby-integrazione-e-ricerca-di-se/

mercoledì 7 gennaio 2015

Un' intervista di prestigio (parte 2)

Buongiorno a tutti,
come promesso oggi vi propongo la seconda parte dell'intervista a Diego Franzoso, riguardante il suo lavoro come tecnico del CONI per il "GiocoSport" e l' "Alfabetizzazione Motoria" nelle scuole primarie (età 6-11).

Parte 2:

  • Cosa ti ha spinto a intraprendere questa carriera lavorativa?
Ho deciso di dedicarmi all'insegnamento dell'educazione motoria nelle scuole primarie perché è un lavoro che mi piace e mi gratifica molto, in più ero sostenuto dal mio percorso di studi.
(Laurea in Scienze Motorie presso l' Università di Ferrara e 
Laurea Specialistica in Scienze e Tecniche dell'Attività Motoria Preventiva e Adattata).

  • Cosa insegni ai tuoi alunni?
Ai miei piccoli alunni tento di far capire l'importanza del gioco e dello sport come elemento essenziale per la loro crescita psico-motoria. Purtroppo al giorno d'oggi molti bambini conoscono il gioco solo in formato digitale, ossia quello dei videogames e si sta quindi perdendo il valore del gioco come elemento relazionale e socio-affettivo con gli altri bambini.  

  • Proponi solo giochi oppure anche qualche sport?
Solitamente inserisco all'interno dei giochi elementi di sport. In modo particolare tratto l'avvicinamento a numerosi sport senza entrare mai nello specifico. La mia attenzione è però rivolta allo sviluppo e al potenziamento delle capacità coordinative che fungono da solida base per la costruzione delle abilità tecniche di qualunque sport. 

  •  Hai ottenuto risultati a livello educativo?
Senza dubbio si, attraverso il rispetto delle regole che costituiscono ogni mia proposta. I bambini sono tenuti a rispettarle se vogliono giocare e divertirsi insieme ai compagni. In caso contrario viene fatto notare al bambino il suo errore e nei casi migliori sono gli stessi alunni a richiamare il compagno al rispetto delle regole del gioco. 

giovedì 20 novembre 2014

Un' intervista di prestigio

Buongiorno a tutti,
oggi vi propongo un' intervista molto interessante a Diego Franzoso, allenatore di calcio presso la società sportiva A.C Este 1920 delle categorie Piccoli Amici anno 2006 e Giovanissimi Sperimentali 2000 e proprietario del blog IdeaCalcio.net.
Diego inoltre lavora come tecnico del CONI per "GiocoSport"  e "Alfabetizzazione Motoria" presso le scuole primarie.
Ha frequentato presso l' Università di Ferrara il corso di Laurea Triennale in Scienze Motorie e il corso di Laurea Specialistica in Scienze e Tecniche dell'Attività Motoria Preventiva e Adattata.

L'intervista verrà divisa in due parti: nella prima le domande riguarderanno prevalentemente la sua attività di allenatore di calcio, mentre nella seconda verrà data maggiore rilevanza al lavoro che svolge presso le scuole primarie.


Parte 1:

  • Cos'è per te lo sport?

Lo sport per me è benessere, divertimento e motivazione.


  • Quali valori ti ha trasmesso?

Dallo sport io ho imparato il sacrificio, lo spirito di squadra, la volontà e l'amicizia.


  • E quali valori, invece, ti proponi di insegnare?

Senza alcun dubbio il sacrificio e la motivazione sono elementi essenziali se si vogliono ottenere risultati di prestigio, non solo sul campo di calcio.


  • Perché hai deciso di insegnare ai bambini a fare e amare lo sport?

Per me insegnare significa lasciare una traccia negli altri, per cui ho deciso di intraprendere questa strada, per nulla facile, perché mi piace l'idea di costituire per gli altri, e in questo caso per i miei ragazzi, un punto di riferimento, un esempio da seguire sul campo di calcio e nella vita.


  • Dalla tua esperienza con la categoria Piccoli Amici (anno 2006) pensi che lo sport possa essere un mezzo di educazione?

Certo che si, perché lo sport è ricco di valori e regole che i bambini di quell'età sono tenuti a rispettare per riuscire a convivere con gli altri in modo sereno.



martedì 28 ottobre 2014

L'importanza del gruppo

Salve,
eccomi di nuovo qui a raccontarvi la mia esperienza e a confidarvi il mio punto di vista sullo sport come strumento di educazione.
Oggi volevo affrontare un aspetto fondamentale che caratterizza in modo particolare gli sport di squadra: il valore del gruppo e dell'amicizia.

Il gruppo può essere definito come un insieme di persone che stanno in relazione interdipendente gli uni con gli altri per il raggiungimento di un fine comune; da sottolineare in questa definizione è il termine INTERDIPENDENTE, che sta a significare che i membri del gruppo sono dipendenti positivamente e al tempo stesso risorsa gli uni per gli altri.
Quando i bambini entrano a far parte di una squadra o di un gruppo sportivo entrano in contatto proprio con questa realtà e la vivono da dentro. Si rendono presto conto di essere in un certo modo dipendenti dai compagni di squadra sia per la semplice costruzione di un'azione di gioco che per la vittoria di una partita o di un campionato. Acquisiscono quindi la consapevolezza di doversi fidare e affidare a quelle persone che vivono le loro stesse emozioni e capiscono che esse saranno le uniche che in ogni caso, sapranno capirli e comprenderli per aver vissuto la loro stessa situazione.
Attraverso uno sport di squadra i bambini fanno esperienza del calore e della forza emotiva che solo una squadra ti sa dare, fanno esperienza di quella sensazione di appartenenza che contribuisce alla definizione della propria identità, fanno esperienza dell'aiuto reciproco e spontaneo e fanno esperienza del conforto di una persona amica.

Gli sport di squadra aiutano così il bambino ad instaurare rapporti di amicizia, a capire l'importanza della condivisione degli obiettivi e del talento e lo conducono a mettersi al servizio della squadra per il raggiungimento dell'obiettivo comune a volte anche a discapito dell'obiettivo personale quindi ad essere altruista.

Credit Immagine: http://www.dietainformaebenessere.com/perche-e-importante-praticare-uno-sport-di-squadra/

giovedì 18 settembre 2014

Impariamo le regole

Ciao a tutti,
per introdurre questo argomento voglio raccontare un breve episodio della mia carriera da allenatrice.

Un giorno ero in ritardo per l'allenamento e all'arrivo in palestra le mia bambine me lo hanno subito fatto notare, nonostante si stessero divertendo a giocare tra di loro sotto gli occhi vigili di un altro allenatore.
Sul momento non ci avevo fatto caso e ci avevo riso su, ma ripensandoci poi, a mente fredda, mi sono resa conto con grande piacere che avevano appreso una regola fondamentale, che io avevo sempre insegnato loro: il rispetto per il tempo dell'altro e la puntualità.

Lo sport, ed intendo qualsiasi sport, è caratterizzato da una vasta gamma di regole, scritte, come il regolamento di gioco, e non scritte, come ad esempio le regole di convivenza e di rispetto, fondamentali per le creazione di una perfetta armonia di squadra.
Quando un bambino entra in contatto con il mondo sportivo si rende conto da solo, in poco tempo, che il rispetto di queste regole è indispensabile per divertirsi e vincere insieme ai compagni.

Nella mia breve carriera da allenatrice mi è capitato di osservare come i bambini, essendo di natura molto competitivi, tendano ad immagazzinare facilmente le regole del gioco e siano di conseguenza indotti a farle rispettare dai compagni per portare a casa una vittoria.

A mio parere, però, le regole più importanti che i bambini apprendono attraverso lo sport sono le regole di vita. Essi imparano ad essere puntuali, ad avvisare in caso di ritardo o di assenza, a portare rispetto per i compagni, l'allenatore e l'avversario, a perdere e a vincere, e capiscono l'importanza delle regole di convivenza, e, come nell'episodio sopra citato, le apprendono senza nemmeno rendersene conto.
Le regole cosi apprese nel mondo sportivo a sei anni saranno interiorizzate e costituiranno un repertorio fondamentale per il futuro.

Credit Immagine: http://www.clipartbest.com/sports-cartoon-pictures